Da tanti anni aspetto e spero che l'Italia vinca i Mondiali.
Nel 1982 io ero nato da nemmeno un anno. Ne ho sempre sentito parlare, di quel Pertini, di quel Tardelli, di quel Pablito Rossi.
Delle notti magiche del 1990 ho vaghi ricordi: gli occhi spiritati di Totò Schillaci, la canzone di Gianna Nannini e Edoardo Bennato, le lacrime rabbiose di Diego Armando Maradona con un labiale vietato ai bambini come me.
Nel 1994 ero troppo piccolo per capire la portata drammatica di quei rigori calciati al cielo di Pasadena. Ricordo che assistetti impassibile a quella tragica lotteria dei rigori, osservai con distacco il beffardo errore dal dischetto di uno degli uomini più infallibili dagli undici metri del calcio italiano: il grande Roby Baggio. Mentre Pizzul diceva: "E' finita! Il Brasile vince il Campionato del Mondo", io dissi dentro di me "Pazienza!" e decisi di andare a letto. E vedendo le immagini festanti dei brasiliani che ricordavano il loro grande Ayrton, pensai che forse se lo meritavano di più loro.
Ben altra storia nel 1998. Il rumore della traversa colpita da Di Biagio nei rigori ai quarti contro la Francia risuonò nella mia testolina a lungo. Lì inizio il mio odio (condiviso da tanti, lo so) verso i Francesi. Maledetti Francesi... L'astio verso i galletti aumentò negli anni a venire: certamentecon la sconfitta in finale agli Europei del 2000 (Trezeguet...), ma la ciliegina sulla torta fu quando a Parigi (Capodanno del 2000) mi fermai a fare colazione in un bar e trovai appesa al muro una foto stile trofeo con la ripresa da dietro del calcio di rigore sbagliato da Di Biagio. Una visuale privilegiata per il bastardo francese titolare del bar.
Non c'è bisogno di dire che provai a fare carosello per strada in quella mattina del 2002, quando la Francia fu battuta dal Senegal all'esordio ai mondiali nippo-coreani. Ma l'Italia non fece gran bella figura...
Ed eccoci al 2006. Io ed i miei amici l'avevamo sempre detto: speriamo di vincere i Mondiali da giovani, celibi e senza bambini. In modo da poter uscire a festeggiare come dei matti, senza assilli di mogli, bimbi, orari etc. Non volevamo vedere la nazionale vincere i Mondiali nel 2030 ed esultare dalla poltrona. Volevamo viverli.
Quasi non ci credevo più, pensavo che quel momento non sarebbe mai arrivato. E invece, in una strana estate del 2006, il miracolo c'è stato. Calcistico, s'intende. O forse proprio un miracolo.






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