Zidane è un grande campione, talento sopraffino, lo ammiro e lo apprezzo come giocatore, ma non è nuovi a... colpi di testa!

Sto guardando la finale, e benché possa stimare Zidane come calciatore, non posso dimenticare che è un francese.
Perciò, appena vedo la testata rifilata a Materazzi, non posso non scagliargli addosso migliaia di improperi e offese... è normale... è il gioco... è il calcio, caro Zinedine.
Ricordiamoci di quel momento a suo modo storico: la famosa testata di Zidane a Materazzi.
Che godio... Sotto la doccia, Zizou!!!
Quando mancano pochissime ore all'inizio di un appuntamento desiderato da tanto tempo, le emozioni sono tante, e parlarne non riesce a renderne il sapore.
Io nelle ore prima della Finalissima cercavo di impiegarmi in qualcosa di manuale, per distrarmi e rilassarmi un pochino... in maniera non molto scaramantica, dipingevo i cartelloni con i quali speravo che sarei andato a festeggiare dopo la partita!
Però, quando in tv vedi servizi come questi, è proprio difficile rimanere freddi e sereni... Ecco una bellissima clip di Sky Tv che riassume l'avventura italiana fino alla Finale.
E l'immagine finale dello stadio di Berlino ancora deserto metteva davvero i brividi:
Siamo in finale, si va a Berlino, come diceva Fabio Caressa.
In quei giorni prima della finale l'attesa sale, l'adrenalina si impenna, la palpitazione aumenta.
E non parliamo delle ore prima della partitissima... Con la consapevolezza che ci stiamo per giocare un'occasione quasi unica, e la paura di rimandare a data da destinarsi un grido che nasce da dentro.
E poi capita che vedi in Tv servizi come questi, e la tensione si fa palpabile:
Come non partire dal principe dei ricordi? Il momento del rigore di Grosso contro la Francia, il momento che ci ha consacrato Campioni del Mondo!
Cosa hanno detto i telecronisti e i radiocronisti che ci raccontavano la partita? Sono stati all'altezza del mitico Nando Martellini?
Riascoltiamo le parole che tanti (forse tutti) non hanno udito perché troppo impegnati ad esultare, a gridare, a gioire!
Su Rai Uno, Marco Civoli e Sandro Mazzola hanno elaborato una perla: "il Cielo è Azzurro sopra Berlino"! In questo modo, con signorilità e poesia, hanno siglato un momento magico:
Di ben altra tempra l'esultanza del favoloso Fabio Caressa su Sky. Eh già, grazie ai doppi diritti televisivi, abbiamo potuto gustare due telecronache davvero diverse. Fabio Caressa e Beppe Bergomi, follia e raziocinio, l'hanno messa sul piano dell'Amore: "Stringiamoci forte e vogliamoci tanto bene"! Mitico Caressa:
E non ci scordiamo di chi la partita deve davvero raccontarla, sempre e comunque, anche in quei momenti di estrema tensione in cui un telecronista lascia parlare le immagini. Mi riferisco alla radiocronaca del grande Riccardo Cucchi su Radio Uno:
Che bello risentire queste urla di gioia, questi racconti sportivi in forma di esultanza...
Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo...
Sicuramente qualcuno si chiederà: perché aprire un blog sulla vittoria ai Mondiali di Calcio a distanza di 9 mesi da quell'evento?
La risposta è semplice: io ho aspettato anni sperando che l'Italia vincesse i Mondiali.
E' da 25 anni che spero di poter gridare "Campioni del Mondo!", da 25 anni mi chiedevo se sarebbe mai arrivato il momento di gioire e di godere per una vittoria sportiva tra le più ambite al mondo, tra le più sentite e le più desiderate dai tifosi di calcio.
E adesso ce l'abbiamo fatta, siamo Campioni del Mondo. Eppure sembra che nessuno lo dica più, se ne ricordi più, ci pensi più!
Ma chissà quando ci ricapiterà ancora di vincere un Mondiale!
Chissà quando si ricreerà quell'alchimia di passione sportiva e sentimentale che ci ha fatto stare tutti uniti: tifosi di club nemici e amici, tifosi della juve e della Viola, ragazzi infervorati e fidanzate infatuate (magari da Cannavaro, ma pur sempre inaspettatamente infatuate dal calcio che per mille domeniche hanno odiato).
Perciò, è giusto ricordare quei momenti che tanto ci hanno fatto esultare: siamo Campioni del Mondo, lo saremo ufficialmente almeno per quattro anni, perciò concediamoci il lusso di continuare a godere di questo privilegio meritato. Godiamo!
Da tanti anni aspetto e spero che l'Italia vinca i Mondiali.
Nel 1982 io ero nato da nemmeno un anno. Ne ho sempre sentito parlare, di quel Pertini, di quel Tardelli, di quel Pablito Rossi.
Delle notti magiche del 1990 ho vaghi ricordi: gli occhi spiritati di Totò Schillaci, la canzone di Gianna Nannini e Edoardo Bennato, le lacrime rabbiose di Diego Armando Maradona con un labiale vietato ai bambini come me.
Nel 1994 ero troppo piccolo per capire la portata drammatica di quei rigori calciati al cielo di Pasadena. Ricordo che assistetti impassibile a quella tragica lotteria dei rigori, osservai con distacco il beffardo errore dal dischetto di uno degli uomini più infallibili dagli undici metri del calcio italiano: il grande Roby Baggio. Mentre Pizzul diceva: "E' finita! Il Brasile vince il Campionato del Mondo", io dissi dentro di me "Pazienza!" e decisi di andare a letto. E vedendo le immagini festanti dei brasiliani che ricordavano il loro grande Ayrton, pensai che forse se lo meritavano di più loro.
Ben altra storia nel 1998. Il rumore della traversa colpita da Di Biagio nei rigori ai quarti contro la Francia risuonò nella mia testolina a lungo. Lì inizio il mio odio (condiviso da tanti, lo so) verso i Francesi. Maledetti Francesi... L'astio verso i galletti aumentò negli anni a venire: certamentecon la sconfitta in finale agli Europei del 2000 (Trezeguet...), ma la ciliegina sulla torta fu quando a Parigi (Capodanno del 2000) mi fermai a fare colazione in un bar e trovai appesa al muro una foto stile trofeo con la ripresa da dietro del calcio di rigore sbagliato da Di Biagio. Una visuale privilegiata per il bastardo francese titolare del bar.
Non c'è bisogno di dire che provai a fare carosello per strada in quella mattina del 2002, quando la Francia fu battuta dal Senegal all'esordio ai mondiali nippo-coreani. Ma l'Italia non fece gran bella figura...
Ed eccoci al 2006. Io ed i miei amici l'avevamo sempre detto: speriamo di vincere i Mondiali da giovani, celibi e senza bambini. In modo da poter uscire a festeggiare come dei matti, senza assilli di mogli, bimbi, orari etc. Non volevamo vedere la nazionale vincere i Mondiali nel 2030 ed esultare dalla poltrona. Volevamo viverli.
Quasi non ci credevo più, pensavo che quel momento non sarebbe mai arrivato. E invece, in una strana estate del 2006, il miracolo c'è stato. Calcistico, s'intende. O forse proprio un miracolo.






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